ADDIO

La paròle di quésta settimana è:
/ad-dì-o/
 
ADDIO 
 
Quésta settimana vorrèi parlarvi di una paròla di commiato che rappresenta l’emblèma délla conclusione di una situazione a noi cara. Cèrto, il suo uso potrebbe essere applicato anche in un contèsto in cui non siamo coinvolti emotivaménte ma solitaménte la usiamo per dare un tòno solènne alla conclusione di una situazione in cui abbiamo spèso del sentiménto. Come se la pronuncia di quésta paròla celebrasse verbalménte la fine di un qualcòsa, come se volessimo dare ancora più tòno al nòstro coinvolgiménto sentimentale in quél contèsto. 
In linguistica, difatti è un’interiezione, ovvéro “…..una parte del discórso con un fòrte coinvolgiménto emotivo, insito nell’origine onomatopeica di paròle o acquisito attravèrso impièghi esclamativi occasionali di paròle normali….” 
Nel vocabolario etimologico Zanichelli: “Addio è usata come saluto affettuóso e confidenziale nel prèndere commiato o nel separarsi con rammarico da una persóna o da una còsa cara.”
 
Dalla locuzione “a Dio” la sua etimologia è: ti raccomando a Dio, ti affido a Dio. 
Un pò come se attravèrso la linguistica (e ne sta di pròva il fatto che sia un’interiezione) volessimo méttere un’ultima góccia di sentiménto in ricòrdo di quel che è stato, in quel distacco che sarà per sèmpre concentrato in un’unica parola. Addio, ti affido a Dio, ti raccomando a Lui per poi proseguire con nuovi sguardi, nuove situazioni, nuove avventure nella vita. Affidare a Dio tutto quello che è stato per chiudere una pagina, un capitolo che non ci appartiene più e andare avanti. Voltare pagina, méttere una piètra sópra. Alle vòlte serve dire addio per aiutare noi stéssi a chiudere capitoli affinché non possano continuare a contaminare il nostro quotidiano e non trascinare più situazioni che ci possono fare solo male.
Per quésto pènso che “Addio” serva più dirlo a noi stéssi che affidare a Dio quella còsa, quella persóna. 
In ogni caso chi riceve un “addio” è una fórma di rispètto perché chi lo dice si prènde la responsabilità di chiudere un capitolo affrontando il pròprio interlocutore o situazione. E’ avere il coraggio di uscire dalla pròpria zòna di comfort. 
Per cui “Addio”. Perché del rèsto, quando si chiude una pòrta, si apre un portóne. 
E vi ricòrdo che quando Addio lo pronuncia una dònna è sempre.
 
Ringrazio sèmpre tutte le persóne che mi scrivono o mi séguono sui sòcial. 
Ricòrdo che gli accènti non sono méssi a spropòsito per provocare gli amanti della nostra lingua italiana, ma sono un mio giòco téatrale per avvicinare le persóne ad una corrètta pronuncia e di conseguènza al teatro. 
 
Se volete approfondire la rubrica ecco i riferimenti:
IG: attrice_disordinata 
IN: Laura Pigozzo 
PODCAST: 
Parole a Peso 
Teatro Libera tutti 
Teatro Sonoro (Spotify e Itunes) 
Scrivete cosa ne pensate su: attricedisordinata@gmail.com
 

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