Bugia

La paròla di quésta settimana è
/bu-gi-a/

Sóstantivo femminile che significa falsa affermazione per trarre altri in erróre, di sòlito a pròprio vantaggio o candelière basso dotato di manico.
In quésto caso utilizzeremo il suo primo significato anche se vi state chièdèndo come mai una bugia è alla pari di un candelière. In realtà, sono due paròle bèn distinte anche se confluite in un’unica fórma.
Bugia deriva da böse, paròla dell’alto tedésco che significa cattivo, bösa, cattivèria o guasto trasformandosi successivaménte nel basso latino in bauscia per poi nel provenzale bauzia. Per quanto la bugia sia qualcòsa di corrótto e per quanto possa avere un’accezione negativa, ha un péso minóre della menzógna.
Menzógna invéce deriva dal vèrbo latino mentiri che a sua volta deriva da mens, ménte. Per menzogna, la paròla è composta da mens + il suffisso -umnia che fa riferiménto al vèrbo mentire che tradotto significa dare delle spiegazioni immaginarie quindi frutto di invenzióni della ménte. Pertanto il vèrbo mentire e la parola menzógna significano essere il frutto delle invenzióni della ménte.
E in effètti è un pò così. Quando qualcuno racconta una bugia deve stare molto attènto a ricordarsi poi il frutto dell’invenzióne della sua ménte. Più grande è l’invenzióne più difficile è da tenere in memoria. Nel dubbio, non sbagliamo e diciamo la verità, anche se questa può far male.
Per quanto una bugia possa essere bianca, o possa essere detta per non lèdere la sensibilità degli altri, poco importa, è sèmpre una cattiveria frutto della nostra immaginazione per evitare un confrónto. Impariamo a circondarci di persóne vére che non hanno bisógno di ingannare qualcuno per essere accettate. La verità torna sèmpre a galla ma paga sèmpre: quindi perchè dire menzógne?

La bugia come candelière invece, è quel tipo che si vede nei film quando uno dei personaggi in pigiama e con il berréttino si alza in pièna nòtte dal lètto per andare a vedere da dove viene un rumore o sempliceménte per andare in bagno.
Quella bugia prende il nome dalla città di Bugia, in Algeria (vi ho italianizzato il nome). In questa città la cera d’api era molto in voga nel medioevo ed esportata in tutta Europa. La cera della bugia passò ad indicare il candeliere per metonimia, figura retorica che sta ad indicare il nome dell’azione per l’effetto.

Invece prima di concludere vorrei inoltre snocciolare la parola Baüscia che usiamo qui a Milano.

La bugia nella sua derivazione basso latina non ha nulla a che vedere con il baüscia milanese che invece ha tutt’altro significato. La parola lombarda Baüscia significa spaccone fanfarone che nella sua versione prettamente milanese ha un’accezione di scherno.
La parola significa di per sé bavetta, saliva. In realtà è una parola dialettale nata a Lissone che delineava le persone che aiutavano i forestieri a trovare delle botteghe locali.
Successivamente il termine è stato usato per delineare una persona che si dà delle arie, uno sbruffone insomma. Il bauscia indica in tono ironico anche un imprenditore egocentrico di mentalità chiusa che non ama le collaborazioni.
Bene, io per oggi ho finito e vi saluto qui.


Ringrazio sèmpre tutte le persóne che mi scrivono o mi séguono sui sòcial.
Ricòrdo che gli accènti non sono méssi a spropòsito per provocare gli amanti della nostra lingua italiana, ma sono un mio giòco téatrale per avvicinare le persóne ad una corrètta pronuncia e di conseguènza al teatro.

Se volete approfondire la rubrica ecco i riferimenti:
formazioneteatrale.com
teatrica.it
IG: attrice_disordinata
IN: Laura Pigozzo
PODCAST:
Parole a Peso e
Teatro Libera tutti (Spotify e Itunes)
Scrivete cosa ne pensate su: attricedisordinata@gmail.com oppure potete trovare la rubrica ogni giovedì sul corriere di Novara

Grazie per avermi ascoltato.

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