Compassione

La paròla di quésta settimana è

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Oggi vi propongo una paròla a mé mólto cara che purtroppo nei sècoli ha avuto un’interpretazione  spésso negativa dovuta all’uso scorrètto comune.  

La paròla di quésta settimana è compassione. 

Compassione, vóce dótta che deriva dal tardo latino: composta da cum, insième e patior, che deriva da patire, esattaménte come paziènza, che deriva da patire. 

Compassióne è letteralmente sentire la sofferènza dégli altri. E per farlo bisógna prima di tutto uscire dalla pròpria sofferènza per capire l’altra persóna. La compassióne è un sentiménto mólto profóndo che una vòlta raggiunto porta ad una comunióne intima del vivere il dolóre. Ma insième. Mólto spésso però ci capita di essere tròppo presi dal nostro dolóre o dall’ègo (ancóra pèggio) da esserne accecati sènza vedére còsa prova l’altra persóna, come sta. Quésto atteggiaménto di non comprensióne vèrso il significato della paròla in questióne, porta le persóne a vedere sólo il pròprio orticèllo e fagocitati dal pròprio dolóre o ègo, énfatizzano ancóra di più il dolóre vèrso il pròssimo attravèrso la pròpria aggressività che è il primo ségno di debolézza e malèssere. 

Per i buddisti, per gli induisti, per tutti colóro che praticano Yoga, la compassióne è la prima paròla, perché significa uscire da sé stéssi per sentire ciò che gli altri provano, per sentire il dolóre dell’altro. Applicando la compassióne si riesce così a sospèndere anche il giudizio vèrso la persóna che soffre facendoci così capire che l’altro sta attraversando una sèrie di difficoltà che solo attravèrso la compassióne evitiamo di giudicare e in un cèrto sènso possiamo così rispettare, arrivando così ad applicare il significato di quest’ultima paròla (che avevamo già trattato) ovvéro di guardare qualcuno per la prima vòlta, come riguardo, guardare di nuòvo. 

La compassióne non è quindi una fórma di pietà tendènte al disprèzzo (cóme si è verificata per sècoli) ma è la prima fórma di rispètto per aprirsi vèrso il dolóre dell’altro. 

Tutti affrontano i pròpri fantasmi e i pròpri móstri selvaggi interióri pertanto usiamo la compassióne per metterci nei panni degli altri e lasciare che possano vivere la pròpria vita in pace. “Perdona lóro perché non sanno quéllo che fanno” diceva qualcuno e fórse quel qualcuno secóli fa ci vide giusto perché le persóne accecate dal pròprio dolóre spésso per non affrontarlo e liberarsene, per vivere una vita di felicità e pace con sé stéssi, hanno atteggiaménti aggressivi vèrso il pròssimo e dettato dall’ègo arrivano a comportaménti negativi sólo per nascondere il pròprio dolóre. Pertanto perdonate sèmpre le persóne che vi fanno male, abbiate per lóro compassióne perché anche lóro stanno soffrèndo con la differènza che fórse voi ne avete consapevolézza, primo passo per uscirne, lóro invece no. 

 

Bène, io per òggi ho finito e vi saluto qui. 

Ringrazio sèmpre tutte le persóne che mi scrivono o mi séguono sui sòcial. 

Ricòrdo che gli accènti non sono méssi a spropòsito per provocare gli amanti della nostra lingua italiana, ma sono un mio giòco téatrale per avvicinare le persóne ad una corrètta pronuncia e di conseguènza al teatro. 

Se volete approfondire la rubrica ecco i riferimenti:

formazioneteatrale.com

teatrica.it 

IG: attrice_disordinata 

IN: Laura Pigozzo 

PODCAST: 

Parole a Peso e 

Teatro Libera tutti (Spotify e Itunes) 

Scrivete cosa ne pensate su: attricedisordinata@gmail.com oppure potete trovare la rubrica ogni giovedì sul corriere di Novara 

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