I rami della linguistica

EPISODIO N. 16

PER LA SEZIONE TEATRO E DIZIONE 

OGGI PROPONGO: INTRODUZIONE ALLA LINGUISTICA: I RAMI DELLA LINGUISTICA 

Ciao ragazzi e benvenuti ad un nuovo episodio di teatro libera tutti. Nell’episodio precedente (mi sembra tipo di essere quella che legge i riassunti nelle serie tv del tipo: nella puntata precedente). Comunque dicevo, nell’episodio precedente abbiamo analizzato il linguaggio verbale e non verbale e ho parlato del binomio linguistica – attore e di quanto sia importante per l’attore conoscere la linguistica. 

Oggi vorrei andare avanti con questo concetto e parlarvi appunto dei rami della linguistica da cui deriva per noi attori anche la dizione, la pronuncia insomma, il parlare correttamente. 

Prima di tutto vi vorrei far notare quando bisogna parlare correttamente. 

Allora, io per esempio adesso mentre sto registrando per voi, non sto parlando in dizione ma è voluto perché sto esprimendo dei concetti che partono dal mio vissuto ed essendo veneta in terra piemontese e lombarda, anche se sono attrice e regista, tengo alle mie origini e quindi appena posso sfoggio i miei accenti sbagliati da veneta. Ma non per questo vuol dire che non sappia parlare in dizione. Se voi per esempio prendete il podcast parole a peso, lì, a parte sui saluti e ringraziamenti nella parte finale, io parlo in dizione. E sapete perché? Perché sto facendo un podcast di etimologia dove spiego in dizione il significato delle parole. 

Quindi quando uno fa uno spettacolo succede un pò la stessa cosa. Bisogna parlare in dizione perché siamo puliti e arriviamo a tutti. Fare uno spettacolo senza dizione, (attenzione: sono esonerati gli attori del teatro ragazzi o del teatro educativo e sociale come disabili per esempio), è come farsi il bidet senza il sapone. 

Quindi la prima cosa che deve fare un teatrante è avere la consapevolezza di sapere quando parlare in dizione o meno.  Pertanto la prima regola per una buona pronuncia è prima di tutto prendere consapevolezza di come parliamo e sapere che non tutto quello che diciamo lo pronunciamo correttamente. Ci sono posti come gli spettacoli dove dobbiamo parlare in dizione, posti dove possiamo scialare e decidere di pronunciare le parole come cavolo vogliamo. Mi ricordo per esempio quando a 15 anni ho iniziato a fare teatro con il mio regista, Walter Sabato che saluto e che senza di lui non sarei dove sono, quindi ciao Walter ti voglio bene! Detto ciò dicevo, mi ricordo quando a 15 anni ho iniziato a studiare la dizione in teatro. Ecco detto ciò, esibizionista come sono, perché dai, tutti noi tutti treatranti lo siamo un pò, ho iniziato a parlare correttamente coi compagni, in compagnia, nelle interrogazioni, coi professori, a casa e agli esami di quinta superiori. Vorrei aprire una parentesi e dire che tutti gli attori che iniziano a quell’età ci passano. Morale della storia: a parte i miei amici che mi hanno preso spudoratamente per il culo, stavo pure in culo ai professori. E sapete perché? Perché a ognuno il suo contesto. Pertanto cari attori che vi approcciate al teatro, non fate i fighi fuori solo perché fate teatro e perché conoscete la dizione, tenetela ben custodita all’interno del vostro spazio vitale in questo caso teatrale. Si perché quando facevo le interrogazione e parlavo in dizione i miei prof si stizzivano (soprattutto quella di italiano) ma quando venivano a vedere i miei spettacoli…. Ah allora ero la nuova Eleonora Duse. Quindi veramente tenete la dizione per il nostro business, il vostro contesto; fuori: non è capita. Anzi è capita solo come puro esibizionismo da teatrante.  

Abbiatene invece la consapevolezza di sapere quando usarla. 

E qui entriamo nel vivo della puntata: la linguistica. 

La linguistica come ho detto precedentemente è uno studio scientifico che si basa su approcci empirici ed oggettivi. La linguistica è strutturata con dei rami specifici che sono:  la fonetica e la fonologia, la semantica, la morfologia, la sintassi, la pragmatica e alcuni linguisti inseriscono la lessicologia all’interno della linguistica. vi spiego cos’è ma non sono d’accordo sul concetto. 

Spero abbiate capito che ora voglio parlare solo dell’aspetto verbale del linguaggio. 

Pertanto per arrivare ad una corretta pronuncia penso sia prima di tutto corretto che l’attore per i motivi che ho elencato nell’episodio precedente, prima di saper parlare bene debba conoscere linguisticamente la propria lingua madre. E con questo ribadisco il concetto che nella mia scuola di teatro si studia la linguistica della lingua italiana. C’è poco da fare. E tutti la amano. 

Ma vediamo bene insieme ora i rami della linguistica per poter arrivare ad una buona comunicazione. 

La fonetica, dal greco “suono” o “voce” è la branca della linguistica relativa alla sostanza dell’espressione che studia la produzione e la percezione di suoni linguistici (foni), e le loro caratteristiche. Sottobranche della fonetica sono:

la fonetica articolatoria o fisiologica, che studia il modo in cui vengono prodotti i suoni, riferendosi agli organi preposti alla fonazione dell’apparato fonatorio, della loro fisiologia, ovvero del processo di fonazione, e dei criteri di classificazione.

Poi troviamo la fonetica acustica, che descrive le caratteristiche fisiche dei suoni linguistici e il modo in cui si propagano nell’aria;

Poi c’è la fonetica sensitiva, che studia il modo in cui i suoni vengono percepiti dall’apparato uditivo e per finire la fonetica sperimentale o strumentale che è lo studio della produzione dei suoni linguistici attraverso l’utilizzo di determinati strumenti, come il sonografo.

La fonologia. La parola “fonologia” deriva sempre dal greco “voce”, “suono” e il suffisso –logia deriva dal greco “parola”, “discorso”. Pertanto la fonologia si riferisce principalmente alla branca della linguistica che riguarda i suoni delle lingue, e la funzione, il comportamento e l’organizzazione dei suoni come unità linguistica. Difatti il sistema fonologico di una lingua permette di trasmettere e distinguere parole diverse e significati diversi in quella lingua. 

Da qui torna la teatrante che è in me perché abbiamo l’alfabeto fonetico internazionale che ci spiega come pronunciare le parole e quindi la dizione per noi attori. 

La trascrizione fonetica, che è quella che ogni attore trova per pronunciare correttamente, è la rappresentazione scritta dei suoni o foni delle lingue usata principalmente in linguistica.

Poi troviamo la semantica che è il ramo della linguistica che si occupa del significato delle parole, dal greco segno, mentre l’etimologia è l’origine delle parole da cui deriva la filologia che per noi italiani ha due tipi che hanno influenzato le mutazioni delle nostre parole, la filologia romanza e la filosofia germanica che visto il latino è quella più vicina a noi. 

La morfologia invece è un ramo un pò difficile perchè si occupa della struttura interna delle parole difatti deriva dal greco “forma” più “discorso”. 

La sintassi, è quella che noi chiamiamo grammatica e che io tanto amo. Godo nell’analisi grammaticale, logica e del periodo. In termine scientifico è lo studio che si occupa dei modi o codici di creare proposizioni . 

La pragmatica, molto difficile è lo studio che si occupa dell’uso contestuale della lingua come azione reale e concreta. Essa osserva come e per quali scopi la lingua viene utilizzata, individuandone la misura con cui soddisfa esigenze e scopi comunicativi. Nello specifico, la pragmatica si occupa di come il contesto influisca sull’interpretazione dei significati. 

Per ultimo parlo della lessicologia anche se non è un ramo della linguistica ma è solo un’attività basata sull’analisi e struttura del lessico. 

Concludendo, perché vi faccio questo pippone sulla linguistica a voi attori? Perché un attore deve conoscere le modalità in questo caso verbali con cui rapportarti con lo spettatore. 

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