I silent Book, Il giudizio, I bambini e il teatro: nuovi modi di lettura

SILENT BOOKS

La lettura per giocare al gioco del Teatro

di

Laura Pigozzo

 

 

Il Teatro dà da sempre la possibilità di ‘andare al di là di come quotidianamente appare’ perché ci mette in ascolto di noi stessi e di quello che ci circonda. Amplifica il nostro ascolto, la libertà di lasciarci andare e di dipingere la fantasia all’interno delle quattro mura teatrali che ci tutelano dal giudizio che invece vive nella nostra società e aimè, nella nostra quotidianità. Quante volte siamo stati bloccati dal fare una cosa per paura del giudizio. Non voglio fare riferimento solo al giudizio di un terzo nei nostri confronti, ma voglio riferirmi soprattutto al giudizio severo che molto spesso abbiamo nei confronti proprio di noi stessi.

Non c’è niente di più bello, invece, di sprigionare la fantasia e lasciarla parlare attraverso sia la nostra esperienza e il nostro vissuto, sia attraverso i nostri sentimenti provati fino ad ora nel corso della nostra vita in un contesto tutelante qual è il teatro.

Nel Silent Book succede la stessa cosa. Questo genere di libro temuto da molti adulti, si muove con le stesse corde teatrali. Ma come leggerlo se siamo sempre stati abituati ad avere delle parole? Parole su parole che costituiscono una frase, che costituisce un periodo, che costituisce una storia. Quindi? Che fare? Cosa succede nella testa di un adulto che vorrebbe leggere un silent book ad un bambino ma non sa da dove iniziare?

Uno dei principi dei Nati per Leggere oltre alla promozione della lettura nella fascia 0-6 è soprattutto la facilità di lettura per il binomio adulto e bambino. Ma com’è possibile raggiungerla se non abbiamo lo strumento che è la lettura stessa della scrittura in forma di lettere, parole che non sono palesate da un inchiostro tra magiche illustrazioni?

Qui spesso scatta la difficoltà dell’adulto ad approcciarsi a questo libro perché siamo sempre stati abituati, oltre che ai libri con le immagini, ad etichettare tutto. E così succede anche per il libro con il testo. Il testo infatti ci tutela in qualche modo, ci preserva dal giudizio ma soprattutto ci nasconde con una maschera.

E’ come se attraverso il testo ci deresponsabilizzassimo dal contenuto o più semplicemente da una pessima lettura (intesa come prestazione). Non siamo più noi ma è il libro ‘che dice questo’, è il libro ‘che parla di quest’altro’. Facile no? Nulla di più semplice per una persona che magari non ha le velleità egocentriche di apparire.

Ed invece in un Silent Book siamo noi in prima persona, siamo noi in prima fila a metterci la faccia. Non c’è testo che ci tuteli, che ci nasconda, ma solo la nostra verità del cuore.

Ed è qui che mi riallaccio al teatro. Per quanto sia finzione, il teatro è verità, è verità nel sentimento, è verità nel ‘qui ed ora’. Se metto in scena la mia felicità, Stanislavskij insegna che andrà in scena l’ultimo momento in cui sono stata felice. Quindi cosa leggere se non ho le parole ma solo le illustrazioni?

Per questo motivo la lettura o, passatemi il termine, l’interpretazione del Silent Book è molto personale. E’ proprio come la costruzione di un personaggio attraverso il teatro di ricerca: unico. E nella ricerca dell’interpretazione mi lascio andare ed inizio la lettura.

Il Silent Book è un libro che condivide. Condivide la paura o il timore dell’adulto che in qualche modo si mette in gioco o in discussione, con una propria interpretazione, che sarà unica, perché frutto della sua fantasia che arriva dalla propria esperienza. Ed è in questo contesto di verità del testo che l’adulto in qualche modo interpreta ed inventa. La sorpresa che troverà inaspettatamente sarà però magica: il bambino accoglierà la sua lettura in un contesto senza giudizio.

Certo, la lettura di un Silent Book può mettere timore perché come ho scritto sopra in qualche modo non ha il testo che ci deresponsabilizza, ma ci mette nelle condizioni di dover inventare seguendo le illustrazioni, la nostra esperienza e la nostra fantasia. Dall’altra parte però, a nostro favore, troviamo un contesto molto più tutelante che è il giudizio azzerato dei bambini.

Per questo adoro lavorare con loro perché non hanno filtri ed accolgono tutte le sfumature della nostra fantasia giocando proprio al gioco del teatro.

Inoltre il Silent Book condivide anche la storia, che magari ogni volta cambia. Questo permette all’adulto e al bambino di vivere un momento autentico, di passare del tempo nella verità che solo il teatro può dare.

Per questo motivo credo che il Silent Book sia tra i migliori libri che possano avvicinare e rafforzare un rapporto tra adulto e bambino.

E’ un nuovo modo di lettura che apre le porte all’immaginazione, allo stare insieme in un contesto dove tutto è possibile.

Attraverso il Silent Book si ritorna un po’ alle origini quindi. Non abbiamo bisogno di palesare con una parola ciò che un’immagine ci evoca. Shakespeare diceva “Ciò che chiamiamo rosa con qualsiasi altro nome profumerebbe lo stesso” e difatti questo è proprio il principio del teatro e della lettura del Silent Book, a parer mio.

Per questo motivo invito tutti gli adulti a mettersi in gioco, a togliersi la maschera e ad aprire il libro.

Siete in uno spazio tutelato in mezzo alle pagine e allo sguardo di tanti bambini che sono lì per voi. Quindi perché farsi tanti problemi e giudicarsi?

Loro per prima non lo fanno.

Buona lettura a tutti.

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