INTRODUZIONE AL TEATRO RUSSO

PER LA SEZIONE STORIA DEL TEATRO 

OGGI PROPONGO 

Partiamo da cose semplici: i luoghi comuni. Aneddoti sul teatro russo inizio ‘900.

Oggi mi sono divertita a prendere qualche luogo comune per parlare della storia del teatro russo. 

Partiamo svolgendo un’associazione di idee sulla Russia per descrivere un momento storico del teatro. Cosa ci viene in mente quando pensiamo alla Russia? Nella nostra cultura popolare, cosa ci evoca? Avanguardia, rivoluzione, architettura e balletto. Ecco facciamo un brain-storming storico culturale da questi quattro luoghi comuni per parlare del teatro. Partiamo dall’avanguardia. 

C’è un concetto storico e culturale molto importante per la Russia d’inizio ‘800 che riflette la cultura e la filosofia russa di cui parleremo, ovvero il dilemma se la Russia dovesse occidentalizzarsi o no. C’era una corrente di pensiero che suggeriva alla Russia di avere una caratteristica più occidentale mentre l’altra parte di pensiero spingeva la Russia a mantenere ferme le sue forti identità come punto di riferimento mondiale per il mondo slavo come doveva essere, non in antagonismo all’occidente ma in alternativa. La questione di essere più o meno occidente dilania il pensiero culturale della Russia per tutta la sua storia. 

A livello avanguardistico la Russia lo è stata molto dal punto di vista teatrale, mentre nelle arti visive e plastiche, nel primo decennio del ‘900 è qualcosa semplicemente di strutturale, omogeneo. Nel teatro invece la dicotomia avanguardia – tradizione una volta applicata alla Russia è scarsamente utile. Spettacoli ritenuti avanguardistici rispetto ai canoni occidentali hanno varcato più di 1000 repliche nei teatri di stato. Ma qual è il teatro di stato che tiene uno spettacolo avanguardistico e un pubblico che per quindici anni continua a vedere lo spettacolo? Questa cosa va in contrapposizione. Prendo lo spettacolo La foresta di Mejerchol’d messo in scena nel 1924, nei due anni ’23-’24 ritenuti chiavi come esempio di cosa succede quando in Russia si vuole applicare la dicotomia avanguardia – tradizione. 

Nel ’23 quando stava per essere applicata la costituzione dell’Unione Sovietica, qualche anno dopo che la guerra civile e la rivoluzione d’ottobre era finita, era già stata avviata la nuova politica economica che introduceva elementi di mercato nell’economia socialista, il nuovo mondo si era avviato. Il ministro dell’istruzione, ovvero il commissario del popolo per la cultura e l’istruzione, come venivano chiamati i ministri russi in quel periodo, grande amico dei simbolisti, autore di saggi prima della rivoluzione, Lunacarskij (lunaciarski) e appartenente al partito bolscevico, lanciò uno slogan “Indietro tutta ad Ostrovskij”. Ostrovskij era il più grande drammaturgo realista dell’800 e in quell’anno si celebrava appunto il centenario dalla nascita. Questo centenario fu l’occasione per richiamare tutti i teatri della Russia. Nella necessità o nell’opportunità della situazione politica culturale che c’era in quel momento, e che era molto delicata, le dinamiche sia politiche che culturali scatenate durante la rivoluzione, vedevano in campo teatrale, due tipologie di protagonisti teatrali: gli accademici e sinistristi. Gli accademici erano i conservatori del teatro che  appoggiavano quelli che un tempo erano i vecchi teatri imperiali. Il teatro d’arte, dopo la rivoluzione d’ottobre, fu nominato da loro appunto, accademico e quindi come tradizione del teatro russo per antonomasia. I sinistristi, invece con a capo Mejerchol’d, e che avevano più tesserati del partito bolscevica, puntavano sul fatto che il teatro dovesse essere lo strumento da dare al popolo per esprimere la cultura proletaria abolendo addirittura la professione teatrale. Volevano che il teatro venisse fatto direttamente dal popolo e dai proletari, dalla nuova classe proletaria. In questo clima così teso e anarchico, mediare questo, era difficile se non impossibile. Più di una volta Lenin cercò di mediare all’interno dei comitati teatrali per difendere gli accademici e limitare i sinistristi. Mediare tra queste due posizioni nel clima infuocato negli anni della rivoluzione successiva costò a Lunacarskij anni di vita. Tornando allo slogan da lui lanciato cosa avvenne dopo? I sinistristi protestarono con La Foresta, etichettato come spettacolo di avanguardia per gli storici di teatro occidentale e al tempo stesso invece i teatri accademici per essere alla moda, producevano ammiccatissimi spettacoli dove si recitava come nell’ottocento ma con attuali scenografie, insomma, una babele di linguaggi teatrali. Questa grande confusione stilistica mise in difficoltà chi voleva muoversi all’interno di questa situazione per conciliare accademici e sinistristi nell’ambito del teatro fuorviante e accecante senza portare da nessuna parte. Durante l’epoca staliniana, il teatro d’arte e quindi accademico divenne il teatro di riferimento come culto di teatro statale e per es. dopo un’Anna Karenina, tutto il cast venne premiato delle più alte onorificenze dello stato sovietico. 

Vi ho portato questo esempio per farvi capire quanta confusione ci fosse in quel periodo e con quanta attenzione dobbiamo parlare quando argomentiamo questo periodo storico teatrale. 

Tutta la storia russa assume un aspetto rivoluzionario e ciclico con un periodo di stabilizzazione di una certa forma di statualità dal punto di vista politico con un’implosione di questa forma stessa per un periodo indeterminato in cui il tempo si ferma. Se non sbaglio c’è anche una parola russa che lo descrive. Questo periodo di anarchia è considerato senza tempo. Ecco perché noi occidentali facciamo difficoltà a capire. In occidente invece è più frequente l’anarchia dall’alto che quella dal basso. Invece in Russia era il contrario. 

La storia russa si contraddistingue con questa forma strutturale ciclica di assenza di tempo. Una delle modalità con cui questa assenza di tempo avviene è delineata con la caratteristica di questo pendolo tra Russia e Occidente dove la Russia tende ad essere il pendolo centrale tra due mondi. Rivoluzione si, ma dal punto di vista storiografico che caratterizza e determina la storia della Russia con le due rivoluzioni soprattutto quella vittoriosa nel 1917, ma più in generale, queste rivoluzioni rispetto ad altre grandi rivoluzioni moderne, si configuravano non come eccezionali ma come un epifenomeno novecentesco di una caratteristica strutturale del popolo della storia della cultura russa che è questa dinamica di stabilità e implosione come ciclicità o come linea spezzata.

Non so se ci avete mai fatto caso ma le cinque grandi rivoluzioni moderne sono: inglese, primo re a cui viene fregata la testa a fine ‘600, rivoluzione americana (di grande portata rispetto alla democrazia occidentale), rivoluzione francese, rivoluzione russa e rivoluzione cinese. Se ci fate caso: Inghilterra, Stati Uniti d’America, Francia, Russia e Cina, sono i 5 paesi membri permanenti del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Sono i cinque paesi vincitori nella seconda guerra mondiale. In questo c’è una linearità e una coincidenza palmare evidente di come la rivoluzione abbia un riflesso intrinseco nella geopolitica attuale. Di queste cinque, in tutte e quattro abbiamo una rottura, un momento di mutazione traumatica da qualcosa che è maturato nella società e che è cambiato in maniera irreversibile. In Russia invece questo è un evento ricorrente e infatti è anche l’unico dei cinque casi in cui è implosa la rivoluzione novecentesca. 26 dicembre 1991 crollo dell’Unione Sovietica fino ad una prossima stabilità. La cultura russa degli ultimi 25 anni si è ulteriormente suddivisa tra slavofili e occidentalisti. Vediamo senza tornare troppo indietro Gorbacev era l’occidentalista, El’cin era lo slavofilo. Poi quando non c’era più Gorbacev, El’cin era diventato l’occidentalista. Questi sono sintomi del periodo successivo all’implosione della forma statuale. La rivoluzione russa è l’unica che appartiene ad una caratteristica strutturale della cultura che l’ha generata ed è l’unica che è implosa. Negli altri quattro stati ciò che la rivoluzione ha portato è stato acquisito in modo irreversibile a tutt’oggi. In Russia no. Per concludere ritornando a questo brainstorming vorrei passare a quando il teatro, come struttura, come edificio, venne importato nel tardo seicento con Pietro il Grande. Questo fu il massimo momento di occidentalismo per la storia Russa. L’architettura russa è una sorta di clonazione dell’architettura soprattutto italiana difatti anche gli scenografi architetti dell’epoca barocca erano italiani trasferiti in Russia. Un’altra delle importazioni italo – francesi dell’occidente in Russia erano nel settecento le compagnie di balletti in pianta stabile, nel Bol’soj nell’800. Il pubblico del balletto fu il primo grande esempio di forma teatrale spettacolare che si affermò nelle grandi città dopo la riforma di Pietro il grande, mentre il teatro drammatico fece molta più fatica ad affermarsi. E questo già la dice lunga sulla predominanza del linguaggio fisico a quello verbale che contraddistinguerà da fine ‘800 il teatro russo. 

Bene, io per oggi concludo qui, vi saluto, vi ringrazio e vi do appuntamento alla prossima settimana che è per me la quinta di quarantena. 

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Io sono Laura Pigozzo 

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