linguaggio verbale e non verbale

EPISODIO N. 15

PER LA SEZIONE TEATRO E DIZIONE 

OGGI PROPONGO: INTRODUZIONE ALLA LINGUISTICA: linguaggio verbale e non verbale  

Ciao a tutti gli appassionati e bentornati a teatro libera tutti. Mi spiace essermi assentata per qualche settimana ma ora sto cercando di recuperare il tempo perduto con nuovi episodi del podcast. 

Devo essere sincera con voi. Ho avuto un vuoto creativo, una sorta di blocco dello scrittore così mi sono messa a studiare le statistiche dei miei tre podcast, in particolar modo proprio Teatro libera tutti, per vedere quali sono le puntate che vanno di più. 

Sapete cos’ho scoperto? Le puntate sull’uso della voce e dizione sono quelle che vanno per la maggiore. Hanno proprio uno stacco di centinaia di ascolti tra un argomento e l’altro cosi mi sono detta che le prossime 4 puntate le dedicherò proprio al linguaggio in attesa di finire di preparare il corso di pronuncia e uso della voce che potrete trovare online e il mio libro di linguistica teatrale per le aziende. 

La statistica non ha fatto altro che confermare il mio pensiero sul binomio teatro – linguistica. Premetto: io sono laureata in teatro e arti della scena ma anche il lingue e scienze del linguaggio. 

Al giorno d’oggi e in televisione sempre di più le persone non parlano bene, hanno smesso di parlare correttamente. Che attenzione: non vuol dire parlare senza inflessioni dialettali. 

Una volta la televisione era il veicolo d’informazione ma non intesa solo come contenuto d’informazione ma proprio per trasmettere cultura tramite il modo di parlare e porsi. 

I giornalisti dell’epoca trasmettevano un certo rigore nel modo di presentare programmi e notizie appunto perché parlavano non solo in dizione ma parlavano correttamente. Usavano la linguistica. Erano così bravi che la gente da casa si vestiva con l’abito della domenica per vedere Sanremo. Ho detto tutto. 

Ora con la tv spazzatura che abbiamo, dove parolacce e modi scurrili sono all’ordine del giorno, gli italiani, mi spiace dirlo ma non sono più abituati a parlare bene. A ciò aggrava una non conoscenza etimologica e semantica delle parole, ovvero molti usano parole a sproposito senza conoscerne veramente il significato o l’origine. E questo è drammatico perché andiamo a perdere parte del nostro bagaglio tradizionale della cultura italiana. 

Però perché parlo di linguistica in un podcast di teatro? Perché l’attore deve trasmettere delle emozioni arrivando alla pancia delle persone e qual’è uno dei linguaggi che l’essere umano ha? Quello verbale che completa il linguaggio totale della persona. 

Sapete, abbiamo due tipi di linguaggio: il linguaggio verbale e quello non verbale. 

Nel linguaggio verbale abbiamo la lingua, il nostro modo di comunicare verbalmente con le persone attraverso un costrutto linguistico che ci permette verbalmente appunto di far capire le nostre intenzioni. A questo però si deve aggiungere il tono della voce, il modo di porsi etc etc. 

Pensate che la grammatica è innata nel nostro cervello pertanto la struttura grammaticale della propria lingua madre è già insita in noi. Viene sviluppata poi successivamente nei primi anni di vita. Potete trovare diversi trattati di Chomsky in merito alla struttura linguistica che l’essere umano ha. 

E poi abbiamo il linguaggio non verbale: ovvero il linguaggio cinesico, prossemico, vestemico, oggettemico che insieme a quello verbale caratterizzano l’essere umano come unico. Ora tratterò solo di questi quattro linguaggi ma sappiate che ci sono molte sfumature in merito in quanto la linguistica è una disciplina scientifica che si basa su approcci empirici e oggettivi. 

La cinesica è lo studio del linguaggio non verbale che si sviluppa soprattutto nei gesti, mimica del corpo, movimenti. 

La prossemica è citata ed individuata per la prima volta nel 1963 dallo studioso E.T. Hall.

Questa deriva dall’inglese “proximity”, prossimità appunto perché studia il significato della distanza interpersonale tra le persone. La prossemica è importantissima e cambia da cultura a cultura. 

Vi faccio un esempio. Se stendete il braccio di fronte a voi (non fatelo se state guidando) quella distanza che avete fino alla punta delle dita se la girate a 360 gradi intorno a voi come un compasso si chiama in linguistica “bolla prossemica” ed è lo spazio vitale di ognuno di noi. Questo però vale per noi italiani, per esempio per il tedesco aumenta ad un braccio e mezzo, quindi avvicinarsi da italiani a lui, potrebbe risultare un invasione di campo, un violare la propria intimità e questo sulla comunicazione potrebbe avere dei risvolti negativi in quanto potrebbe metterlo in imbarazzo, fuori luogo o addirittura farlo sentire minacciato. 

Pensate quindi a come un gesto così banale possa mettere in discussione anche un trattativa nel marketing. 

Tornando a noi, poi troviamo il linguaggio vestemico che è la comunicazione che trasmettiamo attraverso il nostro modo di vestire. Pensate a come la moda stia perdendo valore in quanto le grosse aziende di vestiario come H&M o Zara promuovendo vestiario a basso costo non caratterizza più la libertà di scelta del proprio capo ma rende tutti così uguali e inglobati. Quindi scegliendo di vestirci come le grandi aziende ci impongono, noi diamo in mano ad altri il nostro linguaggio trasmettendo a chi ci vede un’informazione che non corrisponde alla nostra identità. Pensate a cosa fa il linguaggio. E’ un modo fantastico. 

Per ultimo c’è il linguaggio oggettemico, ovvero il linguaggio degli oggetti che dettano uno status symbol in base a quello che mostriamo. 

Tutti questi linguaggi verbali e non verbali arrivano al nostro interlocutore che ci piaccia o no, in maniera conscia o inconscia attraverso 3 canali di comunicazione: cinestetico, visivo e auditivo. 

Per comunicare bene, e per comunicare intendo tutte le modalità di linguaggio che vi ho sopracitato, bisogna prima di tutto averne la consapevolezza. E sapete perché? Ora vi svelo l’invenzione dell’acqua calda: perché siamo prima visti e poi ascoltati. 

Eh? vi ho fatto scoprire l’acqua calda, eh? Eh già, noi prima siamo visti e poi ascoltati. A meno che non ci troviamo in un podcast come in questo caso dove non sapete che faccia ho, o come sono vestita. 

Per prima cosa come in tutti gli argomenti bisogna prendere consapevolezza di come ognuno di noi comunica. C’è poco da fare ognuno a seconda della propria esperienza di vita, del proprio bagaglio culturale ma soprattutto a seconda della sua provenienza regionale avrà un’inflessione diversa dovuta a disparate caratteristiche, alcune sopracitate. E poi abbiamo tutto il linguaggio non verbale che amplifica la nostra comunicazione. 

Per concludere, torno alla mia domanda iniziale: ma cosa centra un’introduzione alla linguistica con il podcast di teatro? Centra perché un attore deve arrivare al cuore dello spettatore, lo deve emozionare e come lo fa? Attraverso la comunicazione. Quindi nella mia scuola io insegno scienze del linguaggio. Un bravo attore deve saper comunicare bene e come? Attraverso l’uso del corpo e della voce. Senza di questo non va da nessuna parte. 

Bene, io per oggi concludo qui, vi saluto, vi ringrazio per avermi ascoltata. 

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Io sono Laura Pigozzo 

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