PODCAST TEATRO LIBERA TUTTI

PUNTATA N. 2 PER LA SEZIONE DIZIONE E VOCE PRESENTIAMO: 

DIZIONE, QUESTA SCONOSCIUTA 

Ciao, sono Laura Pigozzo, attrice e regista teatrale e sono esperta di didattica teatrale. 

Benvenuto a TEATRO LIBERA TUTTI il primo podcast italiano sul mondo del teatro. 

Avete mai fatto caso alla voce degli attori durante un film straniero o durante un cartone animato rispetto ad una miniserie tv italiana o semplicemente a qualsiasi programma televisivo nazionale? 

Bene metteteci attenzione perché nel primo troverete un italiano perfetto, accogliente, senza inflessioni dialettali, nel secondo caso non potete far altro che rendervi conto del mercato di suoni e strafalcioni linguistici a cui noi siamo sottoposti tutti i giorni. 

Una volta sulla RAI, RADIO TELEVISIONE ITALIANA, le presentatrici, i presentatori, i giornalisti avevano quel tono così aulico e curiale per presentarvi informazioni, servizi e programmi tv con una caratteristica quasi autoritaria dove i nostri nonni e genitori prèndevano quelle informazioni come léggi. Una volta quello che diceva la televisione era molto importante e la forma ne sottolineava l’autorità. 

Oggi invece tra gli strafalcioni della Barbara d’Urso alle sceneggiate napoletane di uomini e donne, la televisione e non ne voglio fare un discorso di contenuti, anche perché se no, non ne uscirei più e vi tirerei un pistolotto lunghissimo in merito, ha perso quello che noi ora diamo per scontato ovvero la sua eleganza in veste autoritaria di quello che era una volta la televisione nel nostro immaginario italiano, nella forma e nell’esposizione. Ecco io voglio parlarvi di esposizione perché è questo che fa la dizione, insegnare ad esporre in maniera pulita il proprio pensiero con i giusti suoni della lingua. Parlare italiano. Ed essendo laureata anche in scienze del linguaggio non potrò fare a meno nelle varie puntate di inserirci dentro tutte le branchie della linguistica. 

Insomma la dizione è come per una donna un bel vestito, puoi essere anche la più figa spaziale dell’universo ma se ti presenti coi capelli sporchi, puzzolente e coi calzini bucati, beh, nell’era del digitale e dell’apparenza nella sua eccezione negativa, cara figa ce l’ho solo io, non ci fai una bella figura. Con questo non voglio dire che le inflessioni dialettali non siano affascinanti, a me per prima piacciono molto e tra Milano e Torino, dove vivo mi piace mantenere nel mio parlato le mie origini veneziane ma quando usi un mezzo di diffusione pubblica qual’è la televisione, il cinema e il teatro, beh, la dizione è la chiave di volta. Inoltre oltre alla dizione non è da sottovalutare l’uso della voce che può e dovrebbe essere applicato a qualsiasi ambiènte per una maggiore esposizione e comunicazione con le persone. 

Ma torniamo alla dizione. La dizione è esattamente il modo in cui vengono articolati i suoni di una lingua ed entriamo subito nel vivo della puntata. 

Gli accènti aperti e chiusi nella lingua italiana non sono considerati errori grammaticali come invece succede per lo spagnolo o il francese, ma non per questo vuol dire che non li dobbiamo usare. 

Per es. si dice pesca o pesca, principi o principi? Botte o botte? E’ importante sapere il giusto accento perché se sostituiamo il fonema della parola possiamo addirittura cambiare il significato della parola stessa. Se prendiamo e scriviamo la parola pesca lasciamo al lettore la lettura e quindi il significato che può variare a seconda dell’interpretazione che il lettore dà. 

Pesca sportiva e il frutto pesca, sono un caso di omografia, ovvero due parole che si scrivono allo stesso modo, con lo stesso grafema ma non di omofonia ovvero che non si leggono con lo stesso fonema. E’ per questo che secondo me a scuola dovrebbero considerare errore la mancanza di accento su una parola perché non possiamo lasciare al lettore il significato della frase a seconda di come è strutturato il periodo per capire il significato di una singola parola. 

Allora. 

Oggi il focus di dizione è questo!  

Per prima cosa per mettere gli accenti giusti dobbiamo sapere l’abc della fonetica ovvero il ramo della linguistica che si occupa dei suoni della lingua. Pertanto vi farò una breve introduzione alle vocali prima di parlare degli accenti nella lingua italiana. 

Alle elementari ci hanno sempre insegnato che le vocali sono 5: a, e, i, o, u, ma in realtà sono sette e sono: a, è, é, i, ò, o’, u. 

Ok! Quelle su cui cade l’accento si chiamato toniche, cioè con tono, quelle in cui non c’è l’accento si chiamano atone, ovvero senza suono. 

A,E,O sono considerate vocali forti o dure;

I, U: deboli o molli, anche dette semiconsonanti. 

Bene, detto questo possiamo proseguire perché dobbiamo capire prima di tutto come sono gli accenti e come sono collocati. 

Partiamo dalla collocazione degli accenti. Ma prima facciamo un velocissimo intro alle sillabe. Sappiamo tutti cosa sono le sillabe, no? 

La sillaba è: l’Unità fonica normalmente composta da un nucleo vocalico che può essere preceduto o seguito da elementi consonantici.

A scuola ci hanno insegnato a dividere in sillabe le parole. Facciamo qualche esempio: ME-LA, sono due; CA SET TA, sono tre.

Ultima: PE RI SCO PIO: Quante sono? 4. Ecco fermiamoci qui. Capito cosa sono le sillabe, no? 

Quindi noi troviamo più o meno accenti déntro le parole. 

Ora vediamo questi benedétti accenti dove sono collocati.

Nelle parole tronche: 

SI DICE PAROLA TRONCA: 

quando l’accento cade sull’ultima sillaba: dirò, città, perché etc etc. Molto spesso però viene per effetto dell’elisione o troncamento della sillaba successiva dovuta all’evoluzione della parola nel tempo (virtù, una volta era virtude). 

PAROLE PIANE: 

Quando l’accento fonetico cade sulla penultima sillaba: amore, piède, carrièra….

PAROLE SDRUCCIOLE: 

Quando l’accento cade sulla terzultima sillaba: Lodevole, dèvono…..

PAROLE BISDRUCCIOLE:

Quando l’accento tonico cade sulla quartultima sillaba: chièdimelo etc. 

Bene, ora che sappiamo quante sono le vocali, cosa sono le sillabe e la collocazione degli accenti, vediamo come sono sti benedetti accenti. 

Nella lingua italiana abbiamo tre accenti ma solitamente ne usiamo e conosciamo solo due. Questi accenti ci perméttono di aprire o chiudere il suono delle vocali toniche che pronunciamo. 

Abbiamo l’accento grave, acuto e circonflesso. 

Partiamo dall’accento circonflesso che è quello meno usato e che ha la proprietà di allungare il suono della vocale. Per esèmpio la parola critèri. L’accento circonflèsso veniva usato soprattutto da chi voleva attenersi ad una metrica e aveva bisógno di certe elisioni….però sorvolo perché non lo usiamo. Il suo simbolo è la lineetta rovesciata di un gabbiano stilizzato. 

Ora veniamo a quello che ci interessa di più ovvero ai due accenti base: 

ACCENTO TONICO O GRAVE: ha la proprietà di allargare il suono del fonema.

ACCENTO ATONO O ACUTO: ha la proprietà di chiudere il suono del fonema. 

Sono caratterizzati da una lineetta aperta o chiusa sopra la vocale. La parola perché ecco, quel trattino li, che non è come l’apostrofo, è un accento atono. A differenza invece di come si pronuncia perché qui in Lombardia e Piemonte. 

L’accento aperto invece ha il trattino opposto. Ai miei studènti di solito faccio l’esèmpio del simbolo matematico di maggiore e minore. La stanghetta sopra maggiore e quindi accento tonico, la stanghetta sopra minore, e quindi accento atono o acuto. 

Bene, credo per oggi di avervi introdotto alla dizione martellandovi per bene!

Vi lascio con un esercizio di ascolto. 

Provate ad ascoltare le persone che sono vicino a voi e provate a sentire come mettono gli accenti. Sarà carino scoprire i vari accenti a seconda dell’inflessione dialettale di ognuno. 

Vi lascio anche con un intènto: l’intento di oggi per la dizione è di dire perché con la é chiusa e quindi atona in tutte le frasi interrogative che dite e sentite se anche gli altri fanno lo stésso. 

Quindi per concludere 

Ecco a voi i tre punti di oggi sull’introduzione della dizione, questa sconosciuta. 

Punto 1: Iniziamo a parlare bene e ad ascoltare le persone intorno a noi per capire come vengono pronunciate le parole;

Punto 2: ci sono 7 vocali e non 5 come ci hanno insegnato alle elementari;

Punto 3: accenti atoni sono gli accenti senza suono o acuti; accenti tonici o gravi sono quelli aperti. Ricordatevi il ségno matematico di maggiore e minore. 

Io per oggi vi saluto, vi auguro una splèndida giornata e Non dimenticatevi di iscrivervi a TEATRO LIBERA TUTTI, come podcast, al canale telegram, you tube o potete trovare gli articoli letti su formazioneteatrale.com 

Scrivete sui commenti se avete delle domande o se volete parlare di un argomento in particolar modo. 

Vi lascio come sempre con la frase del giorno: “ La Parola è un’invenzióne dell’uomo che serve a impedirgli di pensare” Agata Christie. 

Io sono Laura Pigozzo e vi ringrazio per avérmi dedicato del tempo ad ascoltarmi. 

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