Ep. 13: I geni e l’isolamento

 


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EPISODIO N. 13

PER LA SEZIONE TEATRO E SOCIETA’
OGGI PROPONGO

GENI CHE HANNO VISSUTO L’ISOLAMENTO

Come trasformare un periodo d’isolamento in opportunità con esempi di Geni prima di Noi.

Non siamo né i primi né gli ultimi che stanno vivendo un periodo d’isolamento. Certo, per molti di noi è la fine del mondo perchè viviamo in un’epoca dove siamo completamente connessi con il mondo intero. Andiamo a teatro, ai concerti, facciamo aperitivo, prendiamo aerei, facciamo cene in ristoranti super stellati, facciamo la bella vita (perchè un pò tutti noi occidentali la facciamo) e vediamo la povertà, il terzo mondo e la guerra come una cosa completamente distante da noi.
Siamo nati in un periodo storico dove noi europei abbiamo la fortuna di vedere le guerre solo in televisione e cinicamente ci dispiacciamo dei bambini che muoiono di fame, commentando però i post del terzo mondo o i servizi televisivi comodamente seduti sul divano davanti ad una bella pizza d’asporto.
Facciamo parte di quella percentuale di esseri umani che hanno una vita medio agiata e che anche se possono polemizzare sul singolo stato, siamo comunque fortunati rispetto a paesi visti da noi occidentali come terzo mondo.
Ora siamo stati catapultati all’interno di un film, un escape room dove non c’è limite di tempo e via d’uscita e come dentro ad una bolla fluttuiamo senza contatti umani se non quelli digitali che ora ci stanno salvando.
Ma ci rendiamo conto che in mezzo a questa pandemia generale, possiamo comunque ritenerci fortunati? Ora non voglio farne un discorso politico commentando la nostra sanità pubblica italiana, ma già mi sento molto più fortunata di un inglese, dove il primo ministro ha invitato gli inglesi ad uscire per prendere il virus con la possibilità di due opzioni: o muori, o ti fai gli anticorpi.
Bene, in una società dove ogni giorno ne sentiamo di tutti i tipi, abbiamo solo una cosa da fare: rimanere a casa. Nel bene o nel male.
E dovendo rimanere a casa, non dobbiamo deprimerci o riversare la nostra frustrazione di una vita che momentaneamente non possiamo più vivere sugli altri, trasformando l’odio e il rancore verso chi esce con il cane o chi fa jogging come se fossimo tornati alla caccia alle streghe nel medioevo o all’inizio del nazismo dove il regime ti autorizzava a segnalare gli ebrei, liberandoti del vicino di casa che semplicemente ti parcheggiava davanti alla tua porta.

Abbiamo la possibilità d’investire su di noi, di tornare a scuola e studiare, di dedicarci a progetti, a cui prima non potevamo accedere per mancanza di tempo e/o semplice procrastinazione.
Stiamo vivendo un’epidemia che ci porta all’isolamento con la differenza rispetto ad altre epoche storiche di avere internet che ci salva e che ci permette di crescere.
Per questo motivo grazie proprio ad internet che mi permette di caricare e divulgare gli episodi del mio podcast, voglio parlarvi oggi di alcuni casi di persone famose, geni nel proprio campo che hanno usato la quarantena per creare, facendola diventare da necessità a virtù, da svantaggio a punto di forza.
Per questo con i successivi esempi voglio trasmettere la positività e dirvi che anche se siamo in un periodo difficilissimo a livello mondiale, dobbiamo prendere il lato positivo e usarlo a nostro vantaggio. Certo, nessuno di noi vorrebbe essere messo in quarantena, ma in questo momento non possiamo fare diversamente. Quindi prendiamo spunto dai grandi personaggi che hanno usato un’isolamento per creare.

Partiamo. E voglio partire proprio da Shakespeare. Drammaturgo londinese nato nel 1564. Anno in cui ci fu la peste a Londra.
All’epoca si pensava che il veicolo della peste fosse il contatto tra esseri umani pertanto i teatri per es. tra il 1603 e il 1613 rimasero chiusi per 78 mesi, ovvero il sessanta per centro del totale. La gente etichettava le compagnie e quindi attori e drammaturghi come poco di buono, da qui l’accezione negativa di teatrante tanto da dire che la causa della peste era il peccato e che il peccato venisse dalle commedie. Il Globe theatre, ovvero il teatro di Shakespeare fu chiuso e aperto tantissime volte e le compagnie furono costrette a cercare nuove città non contagiate dove esibirsi.
Noi teatranti eravamo portatori di peste per le persone perchè eravamo il peccato, osavamo mettere in scene le commedie.
In questo periodo di isolamento però Shakespere creò molto, scrisse Re Lear, comprovato anche dal fatto che nell’estate del 1606 ci fu un’epidemia e successivamente in inverno venne messo in scena il dramma che parlava appunto in più passi la peste.

Scrisse inoltre Macbeth, Antonio e Cleopatra. Quindi direi che l’isolamento fece bene ad un genio teatrante come Shakespeare.

Dopo Shakespeare voglio citarvi altri esempi di geni che sono diventati tali grazie ad un periodo d’isolamento dovuto a motivazioni disparate.
Abbiamo visto Shakespeare a causa della peste, molto simile a quello che stiamo vivendo noi, ma ora vediamo anche chi a causa di un’incidente fu allettato ma al posto di buttarsi giù, creò il suo futuro.

“Dipingo me stessa perchè passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”.
L’autrice di questa frase è Frida Kahlo, una delle più grandi esponenti di pittura contemporanea femminile.
Frida passò gran parte della sua vita allettata. Ad appena sei anni passò 273 giorni nel letto per una malattia scambiata per poliomelite. Il padre, che l’amava tantissimo, le regalò colori e pennelli.
Successivamente a 18 anni, fu protagonista di un bruttissimo incidente in autobus che le spezzò spina dorsale, anca, femore, costole e osso pelvico.
Per guarire fu costretta a rimanere nel letto per anni con un busto in gesso che la bloccava per gran parte del corpo.
In questo frangente, la sua famiglia, fece di tutto per aiutarla e metterla nelle condizioni di dipingere ed esprimersi al meglio. Le allestirono un cavalletto speciale per dipingere da sdraiata e attaccarono uno specchio sul soffitto per dipingere autoritratti.
Da questa bruttissima condizione nacque l’artista che tutti noi conosciamo e di cui una volta tornata a camminare, Rivera s’innamorò. Come del resto ci siamo innamorati noi di questa donna che ha usato il suo dramma per tirarne fuori qualcosa di positivo, in questo caso, il suo genio.

Per ultimo ma non meno importante, voglio parlarvi niente di meno che del padre della letteratura italiana: Dante Alighieri.
Eh si, perchè dovete sapere che la Divina Commedia, la più grande opera della letteratura non solo italiana ma possiamo dire, occidentale, è stata composta durante l’esilio di Dante da Firenze a Forlì, Verona, Lunigiana e alla forte dei Da Polenta di Ravenna.
L’esilio anche se era in città “amiche” comunque non doveva esser stato facile da vivere. Difatti possiamo ritrovare nel 17’ canto del paradiso, i seguenti versi (composti successivamente) che palesano il suo esilio:

“Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.”

Da quella brutta esperienza nacque la grandissima Divina Commedia (scritta in ben 15 anni) e poi possiamo vedere tantissimi altri a cui l’isolamento è servito per creare, senza piangersi troppo addosso. Da questi geni citati a Newton che scopri la teoria della relatività durante il periodo di peste in Inghilterra, a Victor Hugo che scrisse il grande capolavoro “I miserabili” proprio in esilio per volontà di Napoleone III, A Sigmund Freud che da ebreo è costretto a scappare dal regime nazista e nascondersi a Londra per ultimare ormai anziano e malato di tumore “Compendio di psicoanalisi” la sua ultima opera che venne poi pubblicata dopo la morte.

Vi ho voluto parlare di queste persone, anche se sono solo alcune che non si sono piante addosso ma pur nel dolore della solitudine si sono tirate su le maniche e hanno creato, inventato, prodotto.
E’ proprio quando si crede di toccare il basso che si può solo risalire.
Quindi carissimi, se sentite che questo per voi è un momento in cui toccate il fondo, non lasciatevi abbattere dall’isolamento ma usate questo tempo per dedicarvi a voi e alle cose o persone che vi sono più care, potrete solo che risalire e scoprire magari nuove bellezze di voi.


Bene, io per oggi concludo qui, vi saluto, vi ringrazio e vi do appuntamento alla prossima settimana che è per me la quinta di quarantena.