MISSION

“Il mio scopo non è insegnarvi a recitare.

Il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi”

Konstantin Stanislavskij

LA MISSION DI TEATRICA

La società attuale forma fin da bambini ogni singolo individuo al fine di crescere, formarsi, relazionarsi e per lavorare in maniera individuale. Siamo in una società completamente individualista dove, per avere il controllo di ogni singolo elemento umano, questa, lavora sull’individualità. Pensate a scuola: c’è l’alunno e l’insegnante. Non c’è un gruppo di persone come invece avviene nel sistema scolastico nordico. In quest’ultimo infatti, agli studenti, non solo vengono insegnate le disparate materie, ma tra esse troviamo lezioni di empatia, di economia domestica e stradale intese, non come lezioni nozionistiche ma come proposta per creare persone autonome che riescono a vivere in una collettività dove la rete è il primo strumento per una maggiore consapevolezza del proprio io e quindi della relazione.

Purtroppo in Italia, questo stile di vita migliore non è ancora entrato nella quotidianità e lezioni di empatia e di comunicazione non violenta, rimangono sogni nel cassetto di qualche insegnante con idee utopistiche…..o di pochi insegnanti che riescono ad entrare nella scuola con questi progetti.

Dall’altra parte troviamo genitori molto spesso troppo frenetici (non per cattiveria ma perchè bisogna portare a casa la pagnotta a fine mese) che non hanno, da una parte gli strumenti, dall’altra il tempo per prendersi cura del proprio figlio dal punto di vista eubiotico ed empatico. Il tempo che i genitori hanno a disposizione rispetto ad una volta è molto meno e di conseguenza si affidano sempre di più ad attività extra scolastiche o scolastiche in cui si riversa in esse molti degli insegnamenti che devono essere passati ai bambini, tramutate però in aspettative ad alti livelli. Queste piccole persone non devono essere viste da noi adulti come dei contenitori da riempire con nozioni, fondamenta umane, prestazioni fisiche eccelse ma come dei fogli bianchi in cui il dovere di noi adulti è quello di dar loro gli strumenti per poter colorare e dipingere la propria tela. Nozioni e prestazioni che profumatamente i genitori pagano con scuole private e corsi extrascolastici, devono rispettare pertanto un certo standard qualità/prezzo. In poche parole: il genitore paga, il figlio deve apprendere. I risultati che si ottengono però, sono a mio parere, due e molto rischiosi. Il primo va a soddisfare esattamente quello che vuole la società: l’individualismo senza la competenza che dà l’autonomia. Pensiamo a dei corsi di musica che vengono proposti a scuola, ne conosco uno molto famoso, che porta la classe a studiare per tutto l’anno un paio di canzoni per fare il famoso saggio di fine anno. Cosa succede? La classe impara a memoria le canzoni ma se poi le si chiede di leggere e scrivere la musica, cade il palco. Questo comporta una finta conoscenza e competenza che è proprio quello che la società vuole. Applicate ora questa formula a tutto! Pensate a tutti i talent show…..fatti ad uso e consumo della televisione dove un giorno servi, il giorno dopo non servi più (conosco diversi casi di persone uscite dal Grande Fratello ora in depressione perchè non più riconosciute dalla massa….) ma questo diventa altro e riprendo i fili del mio discorso e vi do il secondo risultato. Il secondo risultato a parer mio più tragico perchè lede proprio la persona in crescita, è, come la chiamo io, ansia da prestazione. E qui ci addentriamo in una jungla genitoriale infinita in cui possiamo delineare disparati tipi di genitore. Ma torniamo al risultato. In un periodo di crescita dove il bambino è portato a fare varie attività, c’è la possibilità che il genitore pretenda la prestazione ma che il figlio d’altra parte non gli dia il livello che lui vorrebbe. Non perchè il bambino sia stupido o fisicamente non prestante ma perchè spesso il genitore ha delle aspettative che sono calibrate in base al proprio metro di valutazione dato da un proprio bagaglio culturale, storico, personale, familiare etc che non sempre può rispecchiare invece la crescita personale di ogni singola piccola persona. Con questo non sto parlando di genitori malsani che ripiegano le proprie frustrazioni sui figli (aimè ci sono anche quelli però), ma molto più semplicemente, parlo di genitori che per motivi diversi non sono spesso sintonizzati sulla frequenza dei propri figli. Con questo non significa essere cattivi genitori, ripeto, semplicemente nessuno ci ha insegnato a farlo, oppure, lavoriamo tutto il giorno che diamo per scontato tante cose o ancora più semplicemente non ci si mette nei panni del bambino ma ragioniamo con i nostri parametri.

TEATRO TERAPIA O PRENDERSI CURA DI SE?

La Frase di Konstantin Stanislavskij che ho voluto mettere come mission della scuola di Teatrica, non vuole essere una presa di posizione presuntuosa e prosopopeica, ma vuole veramente essere una via alla libertà in una jungla di finzioni, paletti sociali e finti perbenismi socio-religiosi. Attenzione! Con questo non vogliamo che la nostra mission venga considerata come un dogma calato dall’alto di salvezza universale. Non abbiamo questa presunzione, anzi la mission vuole veramente essere una via di fuga in una società che già taglia e cuce le perone come vorrebbe e spesso per mille motivi si sale in questa giostra e ci si lascia portare dalla vita a vivere come gli altri vorrebbero e non come noi vorremmo.

Per questo credo che il teatro, come altri tipi di arte, sia una vera via di fuga dalle catene di una società attuale.

“Essere liberi non significa solo sbarazzarsi delle proprie catene,

ma vivere in un mondo che rispetta e valorizza la libertà altrui.”

Nelson Mandela

Il teatro nella sua forma più profonda aiuta a conoscere  sé stessi, a mettersi in discussione, a conoscere le proprie emozioni, i propri stati d’animo e quindi a ri-conoscerli poi nella vita per potersi gestire meglio.

Il taglio teatrale della scuola però non vuole essere una terapia.

Dal dizionario del corriere della sera riportiamo il significato:

terapia

[te-ra-pì-a] s.f.
  • 1 Trattamento sistematico di una malattia, insieme dei provvedimenti, delle medicine atti a migliorare lo stato di salute.

Da wikipedia troviamo invece:

    • Il termine terapia deriva dal greco θεραπεία (therapeía). Il concetto può essere inteso nell’accezione di guarigione come finalità, oppure nell’accezione di “procedura verso la guarigione”. In ambito medico la terapia può intendersi come il trattamento di malattie e ferite, e l’insieme dei metodi usati per la loro guarigione e per alleviarne i sintomi, in psicologia la terapia è l’uso di strumenti non invasivi, non chirurgici, non elettromedicali e non farmacologici tesi al recupero e/o alla correzione di un disturbo mentale o una condizione di alterazione psicologico o psico-sociale.
  • Le terapie sono misure aventi lo scopo di riportare uno stato patologico a uno stato sano e rendere sopportabile la manifestazione di sintomi disagevoli.

Molto spesso e per anni, dalle prime animazioni teatrali al teatro sociale, molti professionisti e non (perchè ricordiamoci che il teatro non è tutelato quindi volendo chiunque purtroppo può insegnarlo dopo aver frequentato un corso), hanno usato il binomio teatro-terapia in gruppi e contesti dove non era necessario. Vi spiego meglio. Per esempio in gruppo di utenza disabile si usa/usava il termite di teatro terapia (aimè all’epoca l’ho usato anch’io). Ma di che terapia stiamo parlando? Non è che con la cura del teatro il disabile si redima dall’esserlo. No. Anzi, gli si dà una connotazione negativa, come se il teatro lo aiutasse ad essere “meno disabile”. Invece non è così. Il teatro aiuta ad essere delle persone migliori, perchè nella sua semplicità, aiuta le stesse a mettersi in ascolto di sé, disabili o normodotate che siano, grandi o piccole. Uso l’esempio della disabilità perchè è quella a cui sono più legata.

Pertanto ho deciso che nella mia scuola il teatro non può e non deve essere considerato una terapia.

Qui il significato parla chiaro nel primo troviamo: “atti a migliorare lo stato di salute” e nel secondo “hanno lo scopo di riportare uno stato patologico a uno sano”. Ma un disabile, un uomo in carcere, un bambino di 4 anni, uno di 8, un ragazzo di 12, un adulto e così via, cosa devono riportare ad uno stato più sano?

Nulla. Il teatro è semplicemente un ascolto profondo di sé. Il teatro dà degli strumenti (a tutti) per potersi difendere dalla falsità. Gigi Proietti ha scritto:

“Benvenuti a Teatro dove tutto è finto ma nulla è falso”. 

E non c’è nulla di più vero. Il teatro dà agli attori gli strumenti per mettersi in ascolto della propria verità e anche se possiamo giocare “a fare teatro”, nulla è falso. Nella finzione tutto è vero. E la verità nel teatro è il primo passo per un ascolto totale di sé.

Ecco perchè il teatro può far paura. Fa conoscere aspetti del proprio carattere, della propria persona che forse non a tutti piacciono. Ma solo con la consapevolezza di chi siamo, possiamo essere noi stessi in una società che ci vuole tutti uguali.

Ecco perchè i poeti e gli artisti sono stati nella storia gli antagonisti più temuti dai dittatori.

IL TEATRO, UN POSTO DOVE ESSERE LIBERI

Un posto dove essere liberi, dove poter sperimentare le proprie capacità e i propri limiti. Andare oltre senza essere presi per pazzi.

Questo è il teatro.

COSA TROVATE QUI

Qui troverete questo. Un posto dove poter andare al di là di come quotidianamente appare.

Non tutte le persone che frequentano una scuola di teatro, diventeranno attori. Anzi, il teatro aiuta ad essere un uomo migliore a prescindere da quello che uno sceglie nella vita di fare. Ma sicuro qui troverete un ambiente di crescita non competitivo. Una famiglia. Un posto dove sentirti tutelati e dove non c’è il giudizio. Il giudizio a teatro non può esistere.

Se avrete figli che frequentano la scuola capiterà che vengano a contatto con testi teatrali e che magari vi chiedano di andare in biblioteca a prendere in prestito il testo e impararne pezzi a memoria anzichè finire di studiare la catena montuosa come compito della maestra. Il teatro incuriosisce. Stimola.

Troverete curiosità.

Ma soprattutto porterete avanti una pezzo della vostra “parte bambina” che c’è in ognuno di noi nella verità che solo il teatro può dare.

Laura Pigozzo

proprietaria di Teatrica, Studio di consulenza teatrale