EP. 8 PERCHE’ SI FA TEATRO

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Buongiorno a tutti. Io sono Laura Pigozzo e benvenuti nel mio Podcast teatro libera tutti. 

Oggi vi voglio parlare del perché si fa teatro. Abbandoniamo subito il concetto di iscriversi ad un nuovo corso per cuccare….. nel teatro è la cosa peggiore che possiate fare…. Nel teatro vi mettete a nudo per quello che siete veramente senza maschere, pertanto è sconsigliato iscriversi a teatro solo per rimorchiare visto che nei corsi……non si pensa a questo…..

Nei corsi di teatro e nelle scuole vi mettete in discussione quindi se pensate di trovare un ambiente simile a quello dei balli di gruppo (senza nessuna denigrazioni in merito a codesti balli), beh, è la strategia peggiore perché vi fa uscire subito la parte vera di voi. Ora, battute a parte, per prima cosa il teatro è il mondo parallelo in cui potete sentire chi desiderate di essere ma anche chi desiderate di non essere. 

Solitamente ci si iscrive ad un corso di teatro per vincere la timidezza, per trovare sfogo al proprio esibizionismo ma anche per conoscere persone nuove o per conoscere aspetti del proprio carattere che senza il teatro difficilmente verrebbero fuori. 

Partendo dal concetto che ci si mette a nudo, in quest’arte ci si diletta a scoprire aspetti del proprio carattere o della propria personalità al fine di caratterizzare anche meglio i personaggi che successivamente poi andremo ad interpretare…

Prendo spunto dal libro di estetica relazionale di Nicolas Bourriaud in merito al suo concetto della società. Afferma che la comunicazione inabissa i contatti umani in spazi di controllo che tagliano il legame sociale in prodotti distinti. L’arte e in particolar modo l’attività artistica, quindi nel nostro caso il teatro, si sforzano di stabilire modeste connessioni, di mettere in contatto livelli di realtà tenuti separati gli uni dagli altri.

Ed è questo che succede nel teatro. Il teatro solitamente viene visto come un mondo lontano e lo spettatore si siede e assiste alla realtà separata rispetto alla propria realtà quotidiana che vive tutti i giorni. 

E nel momento in cui però siamo spettatori succede anche una cosa un pò brutta e qui apro una parentesi. Dal basso della nostra poltrona ci permettiamo di giudicare chi sta sul palco, chi decide di mettersi a nudo, in discussione, di interpretare un’altra persona. Si dai, diciamolo che tutti gli spettatori sono un pò così…. Anche se poco, c’è sempre quella vena critica di giudizio che la performance dal vivo suscita rispetto invece ad un film al cinema. Eppure spesso le poltrone sono le stesse. Vi spiego io cosa succede. Il live rispetto alla proiezione di un pezzo registrato arriva al cuore, nel bene o nel male, perché sul palco c’è il sangue e la carne di quell’attore che più o meno si mette in discussione e in una condizione di giudizio che poi dentro il teatro, nella scatola teatrale, non esiste. Ma nel momento in cui sono visibile sul palco come attore e tiro fuori delle emozioni al pubblico, questo, toccato si erge ad un giudizio molto più facilmente di quanto non farebbe se lo spettacolo fosse un film per esempio. Il live ti mette nelle condizioni di ascoltare, dove tu spettatore puoi ascoltare il respiro dell’attore ma anche viceversa. 

Lo spettatore ha il cattivissimo potere, se volesse, anche di far andare male lo spettacolo. Se durante la proiezioni di un film una persona parla, disturba, certo, da fastidio agli altri spettatori, ma non incide sulla performance della pellicola. Nel teatro è l’opposto. Più lo spettatore fa confusione, più l’attore avrà difficoltà a continuare la propria parte. Quindi oltre al rispetto che uno spettatore dovrebbe solo per questo avere durante lo spettacolo, lo spettatore in cuor suo, si erge ad emanare un giudizio dalla sinossi, alla scenografia, alla colonna sonora, alla performance dell’attore. Paradossalmente il teatro che non ha giudizio vive del giudizio altrui nel momento della fruizione dello spettatore. 

Ecco perché ci sono delle regole fondamentali a teatro. Le tre campanelle, alla terza lo spettacolo inizia e una volta iniziato, le maschere non fanno più entrare nessuno, per esempio. 

Quando inizia lo spettacolo cala questa sensazione quasi zelante di magia. 

Il teatro è uno spazio sacro, e tornando ancora alla citazione di Burriaud, l’arte dovrebbe abbassare queste barriere e uno spettatore se fa confusione crea disagio alla riuscita dello spettacolo. 

Perchè sono finita a parlare dello spettatore? In realtà c’è un filo conduttore sul tema di cui voglio parlarvi oggi con il nesso tra le le motivazioni che portano a fare teatro e il giudizio dello spettatore, che è anche un pò quello di cui parlo nei miei corsi. 

Togliere il giudizio e lo spettatore ci può facilitare in questo duro lavoro dell’attore. 

Ed è qui che parto con la tecnica dell’attore, ovvero tutta la serie di esercizi che servono a togliere il giudizio per andare al di là e poter essere liberi di stare su un palco. 

L’attore che inizia un percorso teatrale fonda il contenuto della scatola teatrale e la propria quotidianità per trovare un linguaggio comune che esprime emozioni attraverso il linguaggio teatrale. 

Fondere e confondere la persona che inizia un percorso teatrale al fine di scoprire parti di sé e attraverso quelle parti stesse, dare il contributo al personaggio che si andrà ad interpretare perché sarà unico nel suo genere. Ogni persona che si approccia al teatro potrà interpretare il personaggio con caratteristiche del proprio passato e della propria personalità che lo renderanno unico. 

Poi nel tempo si sviluppa la tecnica, ma è uno step successivo. Nel momento in cui ci si approccia al teatro si inizia ad indagare sé stessi e la propria parte oscura. 

Quando ci si approccia al riscaldamento s’inizia a prendere consapevolezza dello spazio teatrale inteso sia come luogo dove si crea l’azione ma anche come contenitore degli oggetti di scena e dei compagni. Siamo un puntino nell’universo infinito dello spazio teatrale dove l’attore deve prendere consapevolezza del suo rapporto con se stesso all’interno dello spazio ma anche del rapporto che ha con gli altri componenti.

E’ un lavoro molto difficile che prevede un forte di grado di messa in gioco. 

Ecco uno dei motivi per cui si fa teatro, scoprire sé stessi. E cosa c’è meglio del teatro per farvelo scoprire? 

 

Bene, Io per oggi vi saluto, vi auguro una splendida giornata, nonostante la pioggia che c’è fuori e Non dimenticatevi di iscrivervi a TEATRO LIBERA TUTTI, come podcast su spotify, iTunes e spreaker, al canale telegram, you tube o potete trovare gli articoli letti su formazioneteatrale.com o sulla mia pagina instagram attrice disordinata. ISCRIVETEVI AL CANALE MI RACCOMANDO!